Cumino

Carum carvi

Famiglia: Apiaceae

Erbacea biennale con bianco fittone carnoso e fusto (60-80 cm) eretto, scanalato, sottile e ramificato fin dalla base, simile a quello della carota selvatica. Il primo anno la pianta forma una rosetta di foglie, alterne, oblunghe e pennatosette, che si suddividono in lacinie sottili. Nel secondo anno produce i fiori: compaiono tra maggio e luglio, sono bianchi o verdastri e raccolti in ombrelle apicali. I frutti ovoidali, comunemente chiamati semi, sono composti da due acheni incurvati, solcati da nervature.
Allo stato selvatico il cumino cresce nei prati e pascoli delle Alpi e Appennini, nel Settentrione ma anche al Centro.

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Coltivazione

Predilige un terreno neutro o leggermente basico, sabbioso e soleggiato.
Può essere seminato in pieno campo all'arrivo della primavera o, nelle zone a clima più rigido, in semenzaio all'inizio dell'autunno, per primavera seguente. Il seme, molto piccolo, va distribuito in solchetti distanti circa 30 cm l'uno dall'altro; allo spuntare delle prime foglieline occorrerà eseguire un diradamento. Fin quando le piantine sono basse, vanno mantenute libere dalle infestanti in modo che la crescita non venga ostacolata. Non saranno necessari apporti idrici se non dopo la semina e in caso di stagioni molto aride.
La pianta si moltiplica e si diffonde rapidamente se trova le condizioni opportune: pertanto, se la si lascia montare a seme senza estirparla, può diventare infestante.

Raccolta

Le foglioline giovani e sottili d'estate possono essere raccolte continuamente, secondo necessità, lasciando però intatta la rosetta alla base. Si consumano fresche come verdura o come aroma per pietanze.
Le radici si prelevano estirpando le piante nel tardo autunno e vanno utilizzate fresche come verdura cotta.
I frutti si ottengono battendo le ombrelle fiorali recise (da agosto a ottobre, nel momento in cui cominciano a ingiallire) e fatte asciugare.

Conservazione

In alternativa al procedimento consistente nel far essiccare prima le ombrellle fiorali raccolte in fasci, effettuando poi la battitura, si possono mondare i frutti di cumino, ponendoli quindi a essiccare in un locale asciutto e ventilato per qualche giorno.
In entrambi i casi i frutti vanno conservati, puliti da polvere e altri elementi estranei, in barattoli di vetro o in sacchetti di carta riposti in luoghi asciutti e lontano dalla luce. Durano molto a lungo conservando la tipica gragranza dalle note orientali.

Virtù terapeutiche

Il cumino ha soprattutto proprietà stomachiche. Oltre infatti a stimolare l'appetito, aiuta in caso di aerofagia, meteorismo, nausea e difficoltà digestive. Favorisce inoltre la secrezione lattea ed è utile in caso di amenorrea e minori flussi mensili.
Contengono sostanze che favoriscono l'assimilazione del cibo, sin da epoche lontane viene consigliato in caso di carenze alimentari e malattie debilitanti; il noto liquore tedesco "Kummel", a base di questa pianta, nacque proprio per rinvigorire i soldati affaticati.
Poche gocce di olio essenziale (che per le sue proprietà stimolanti e disinffettanti viene oggi utilizzato anche in cosmesi per la produzione di sapori profumati) sono un pratico rimedio contro l'emicrania. L'infuso preparato con i semi può essere impiegato per gargarismi allo scopo di combattere l'alito pesante e calmare le infiammazioni gengivali.

In cucina

L'uso culinario del cumino è forse più diffuso nei paesi nordici che in Italia. L'aroma forte e amarognolo dei semi è apprezzato per pane, formaggio, vedure. Dal cumino si ricava anche un olio essenziale che può dimostrarsi tossico a dosi elevate e che viene impiegato per la confezione di alcuni liquori.
C'è chi utilizza a scopo culinario anche la radice fresca come verdura cotta e le foglioline - che nel sapore ricordano il cerfoglio - per la preparazione di insalate minestre.