Con il nome genepì si identificano alcune specie di artemisie che crescono sulle alpi centrali e occidentali e sugli Appennini: Artemisia genipi, A.glacialis, A.mutellina, A.spicata e A.umbrelliformis.
Si tratta di erbacee perenni, di piccola statura, i fusti (10-20 cm), in parte lignificati, crescono a ciuffi. Le foglie, bi-tripennatosette, picciolate, di colore bianco argenteo, presentano segmenti pressochè lineari. I fiori, che compaiono in estate, sono biancastri o gialli, riuniti in capolini disposti lungo il fusto a formare una corta spiga.
In natura crescono ad alta quota, tra i 2200 e i 3000 m, su rocce e morene, in condizioni estreme e non facilmente riproducibili.
Le artemisie montane stano diventando sempre più rare perché, ricercate da secoli per la preparazione del celebre liquore (il genepì, per l'appunto), vengono malamente estirpate con le radici (che, tra l'altro, non hanno nessuna proprietà aromatica), provocando un grave impoverimento del patrimonio botanico alpino e appenninico. Per questo motivo in molte zoe sono divenute specie proteta, con divieto di raccolta, e di conseguenza si possono utilizzare solamente esemplari ottenuti da coltivazione.
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Coltivazione
Chimaramente tutte queste specie possono essere coltivate solo in zone montane (a quote inferiori rispetto agli esemplari in natura, cioè 1700-1900 m) soprattutto di Piemonte e Valle d'Aosta. Prediligono terreni sciolti e umidi, ma senza ristagni.
Si moltiplicano per seme, avendo cura di addizionarlo a sabbia perché molto piccolo, in modo da ottenere una distribuzione omogenea. L'operazione può essere effettuata in piena terra a ottobre, affinchè le piantine facciano la loro comparsa all'arrivo della primavera. Tuttavia, siccome la lenta geminabilità provoca una forte competizione con le infestanti, può essere consigliabile la semina in semenzaio, per quanto complessa a causa delle particolari esigenze climatiche e dell'estrema sensibilità dei semi ai ristagni idrici, che provocano immediata marcescenza delle giovani radici. Una volta ottenuti esemplari vigorosi si procederà al trapianto, preferibilmente in giornate miti e proteggerndo le piantine dal sole forte per qualche giorno. Nel corso del primo anno è meglio procedere regolarmente alla cimatura dei fiori per agevolare lo sviluppo vigoroso e la formazione di una chioma folta e colatta, che sarà così meno sensibile ai geli intensi: in seguito sarà possibile effettuare il raccolto in piena fioritura, recidendo gli steli alla base.
Raccolta
Le artemisie montane hanno aroma forte in ogni loro parte, più o meno gradevole a seconda della specie. A scopo medicinale e in liquoristica vengono utilizzate le pianticelle fiorite o i soli fiori, raccolti all'inizio della fioritura e fatti essiccare.
Conservazione
Si lasciano essiccare le piante disposte su graticci per 3-4 giorni in locali ombrosi, ventilati e asciutti. Si conservano poi in scatoledi legno o vasi di vetro scuro, tenuti in ambienti bui e asciutti.
Virtù terapeutiche
Le proprietà delle artemisie-genepì si incentrano sulle sostanze amare in esse contenute che le rendono eccellenti erbe aperitive e digestive, oltre che piante utili per combattere le affezioni dell'apparato respiratorio.
I genepì possiedono principi molto attivi ed è meglio attenersi sempre scrupolosamente alle dosi consigliate dall'erborista o dal medico. Un tempo venivano utilizzate come disinfettanti e cicatrizzanti in caso di ulcerazioni e ferite esterne; oggi questi impieghi sono ormai rari.
In cucina
L'aroma amaro delle piantine è ingrediente di base per il noto liquore genepì dai poteri digestivi. Si usa anche per l'aromatizzante altri liquori aperitivi o digestivi e biscotti tipici.