Rafano

Aromoracia rusticana

Famiglia: Brassicaceae

Chiamato anche cren o barbaforte, è un'erbacea perenne con grossa radice a fittone (50-60 cm) spesso ramificata e lignificata. Il fusto (40-60 cm) è semplice, con poche ramificazioni apicali. Le foglie basali sono verdi, grandi, ovate e con lungo picciolo; le altre  sono fittamente lobate, pennatifide o con margine intero. I fiori compaiono dalla primavera all'estate e sono bianchi, con quattro petali, riuniti in piccole pannocchie apicali; maturano formando silique contenenti semi ovali, schiacciati. Il rafano è coltivato a scopo medicinale e aromatico, ma lo si rinviene anche allo stato selvatico (seppure raramente) nell'Italia settentrionale e centrale, in terreni umidi, probabilmente sfuggito a qualche coltivazione.

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Coltivazione

E' molto rustico e facile da coltivare, tanto che se non adeguatamente contenuto può trasformarsi in infestante soffocando con il proprio apparato radicale le piante vicine.
Si propaga facilmente per divisione di rizoma da effettuarsi a fine inverno. Fornendo alla pianta un terreno profondo e fresco si agevola lo sviluppo della radice (la parte che interessa chi procede alla coltivazione), la quale potrò ingrossarsi mantenendosi tenera e ricca di principi attivi.

Raccolta

Si utilizzano normalmente solo le grosse radici delle piante di almeno 2 anni di età, prelevandole dall'estate a inizio anno e tagliandole in pezzi.

Conservazione

Oltre che essicare al sole (perdono però parte delle loro proprietà), le radici di rafano possono essere conservate in cantina, come si fa con le carote, coperte da uno strato di sabbia.

Virtù terapeutiche

Il rafano contiene essenza di senape, un glucoside detto sinapina, mirosina, sali minerali, grassi. In passato era considerato un ottimo rimedio antiscorbuto. Presenta  le stesse proprietà della senape e come questa viene utilizzato per applicazioni esterne (cataplasmi) in caso di strappi muscolari, dolori reumatici, sciatelgie. Ha effetti rubefacenti, può cioè determinare forti irritazioni e arrossamenti su pelli particolarmente sensibili e delicate e sulle mucose. Ha inoltre proprietà depurative e anticatarrali ed è utile in caso di meteorismo e di acidità gastrica. Attenzione a somministrarlo sempre in modica quantità perché il suo olio essenziale dall'intensa fragranza può arrivare a provocare serie irritazioni agli occhi, mal di testa, tosse. Viene sconsigliato a chi soffre di affezioni renali e irritazioni allo stomaco e alle donne in gravidanza.

In cucina

Le radici del rafano, gialle esternamente e bianche all'interno, sono apprezzate per il sapore piccante, quasi acre, che ricorda quello della senape. Cotte e consumate come verdura apportano all'organismo una discreta quantità di proteine. In genere, però, vengono utilizzate per la preparazione di una nota salsa d'accompagnamento a carni bollite e affumicate. Allo scopo, la radice viene grattugiata e conservata sott'aceto in vasetti di vetro; la sua lavorazione può causare lacrimazione.
Le foglie giovani e tenere, dal sapore intenso, possono essere aggiunte in piccola quantità alle insalate miste. Lo stesso può essere fatto con rondelle di radice.
Se ne raccomanda però sempre un consumo moderato, perché se in dose minima stimola l'attività dello stomaco, un eccesso può causare  l'alterazione delle mucose gastriche.