Santoreggia

Satureja hortensis, S. montana

Famiglia: Lamiaceae

Erbacea annuale cespitosa, ha radice a fittone e fusto (30 cm) ramificato. I rami ascendenti e quadrangolari portano foglie opposte, lanceolate, lineari, di colore verde chiaro e ricoperte da una leggera peluria. I fiori compaiono a profusione in estate, sono bianchi (più spesso negli esemplari spontanei) o rosei (anche lilla) e disposti in glomeruli all'ascelladelle foglie; maturano in un achenio di forma ovoidale.
Allo stato selvatico la santoreggia non è molto diffusa in Italia; è comunque presente nelle regioni centrosettentrionali in pianura e alta collina. Essendo molto gradita agli insetti e in particolare ad alcuni tipi di farfalle, è consigliata a chi desidera un orto-giardino naturale e molto ricco di biodiversità.
La pianta è nota anche con i nomi popolari di erba spezia o erba acciuga, che ben sottolineano le caratteristiche al palato del suo particolare aroma. Esiste anche un tipo di santoreggia che mostra migliore resistenza al freddo: si tratta di Satureja montana (perenne) non dissimile nell'aspetto e nell'utilizzo da S hortensis.

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Coltivazione

E' considerata una delle aromatiche di più facile coltivazione, si sviluppa infatti di più facile coltivazione, si sviluppa infatti senza nessuna difficoltà in qualsiasi tipo di terreno, in particolare se asciutto e ben esposto al sole.
Si semina in primavera dosando bene la quantità di seme, che è molto minuto; allo spuntare  delle prime foglie si esegue un diradmento così da lasciare circa 20 cm di spazio tra un esemplare e l'altro. Queste operazioni non saranno più necessarie negli anni seguenti poichè la pianta si riproduce spontaneamente autoseminandosi. Attenzione quindi al possibile effetto infestante. Le annaffiature devono essere regolari e non sono necessarie concimazioni aggiuntive. Se in luglio si potano gli steli, la pianta ricaccia e si potrà avere un secondo raccolto nel corso della stagione.

Varietà

Oltre a Satureja hortensis esistono altre specie interessanti: S. montana citrata al profumo di limone, S spicigera detta santoreggia invernale, con portamento strisciante e disponibile tutto l'ano, S. thymbra dalla bellissima fioritura rosa.

Raccolta

Si utilizzano le foglie poco prima della fioritura (soprattutto se destinate all'essicazione) e le infiorescenze in piena fioritura.

Conservazione

La santoreggia si può conservare essiccata in vasi di vetro. Si recidono i fusti alla base in agosto e si raccolgono i mazzi da lasciare appesi in luoghi ventilati, ombrosi e asciutti per circa 2 settimane. Si espongono poi al sole per un paio d'ore, quindi si battono in modo da separare dai rami le foglie.

Virtù terapeutiche

La pianta contiene olio essenziale, tannino, zuccheri. Risulta utile in caso di verminosi, stanchezza, digestione difficili, infiammazioni intestinali, meteorismo e insufficienze biliari. Come a molte altre aromatiche, in passato le venivano attribuite proprietà afrodisiache ed era utilizzata per bagni stimolanti. Di fatto, ha la virtù di stimolare le funzioni celebrali e fisiche, allo scopo, si prepara una mistura con 50 g di santoreggia e uguali dosi di rosmarino, salvia e verbena odorosa. Si lascia in infusione per 30 minuti in 2 litri di acqua bollente, quindi si filtra e si versa l'infuso nell'acqua del bagno. Rimanendo immersi nella vasca per almeno 20 minuti se ne trae un effetto piacevolmente stimolante.
La santoreggia è utilizzata inoltre in profumeria e cosmesi (per rinforzare i capelli).

In cucina

La santoreggia per il suo aroma forte e pungente, molto simile a quello del timo (alcuni la chiamano per questo "falso timo"), è assai apprezata, specialmente in accompagnamento a uova, legumi, verdure crude e cotte; viene usata in particolar modo per insaporire i pesci bolliti o al cartoccio. Ha la capacità di rendere più digeribili le pietanze cui viene aggiunta.
Trova inoltre impiego per la preparazione di alcuni liquori casalinghi.