Angelica

Angelica archangelica

Famiglia: Apiaceae

Erbacea alpina perenne di bell'aspetto, raggiunge facilmente notevoli dimensioni. Ha una grande radice carnosa e un fusto (1,5 m) glabro, robusto, ramificato, dotato di striature rossastre. Le foglie verdi (più chiare nella pagina inferiore) sono alterne, ovate, lunghe, con margine dentellato.
I fiori, bianchi o giallo verdastri, sono disposti in ombrelle alla sommità della pianta e compaiono nell'estate del secondo anno. Il frutto è un diachenio ovoidale.
E' importantissimo rispettare le piante spontanee presenti allo stato selvatico (prevalentemente in zone umide e prati montani), allo scopo di favorirne la naturale moltiplicazione, perchè l'angelica sta diventando abbastanza rara in Italia. La  somoglianza di questa specie con le altre ombrellifere - tra cui la velenosa cicuta (Conium macalatum) - impone una certa attenzione nella raccolta: la cicuta emana uno sgradevole odore di urina e ha foglie molto più simili a quelle del prezzemolo.

Codice QR di questa pagina:
QR Code

Coltivazione

La pianta è di facile coltivazione ma dà il meglio se le radici trovano terreni profondi, fertili, in un clima temperato e non troppo ventoso né arido.
Può essere facilmente moltiplicata utilizzando i semi prelevati in estate, ripiantandoli subito poiché perdono molto velocemente le caratteristiche germinative. Si può eseguire la moltiplicazione in semenzaio, trapiantando poi la dimora, oppure effettuare la semina direttamente in piena terra distribuendo tre-quattro semi in postarelle distanziate tra loro 80-90 cm; con un diradamento successivo si farà in modo di lasciare in ciascuna posta il germoglio più vigoroso.
Una volta montata a seme la pianta muore; è quindi meglio eliminare le infiorescenze se si desidera mantenere la vegetazione rigogliosa. L'angelica coltivata assume comunque ciclio biennale.

Raccolta

Si raccoglie tutta la pianta nel suo secondo anno di età. Le foglie sono pronte per l'uso all'inizio della primavera quando sono ancora di color verde chiaro, tenere e saporite; i frutti si ottengono recidendo le ombrelle fiorali in piena estate e facendole poi essiccare; il fisto si preleva in estate; la radice si estrae dal terreno all'inizio della stagione autunnale.

Conservazione

Di questa pianta si possono essiccare sia le foglie sia i frutti, da conservare in scatole o barattoli al buio, al riparo dall'umidità.
Le foglioline fresche si prestano a essere surgelate e consumate entro 3 mesi.

Virtù terapeutiche

Contiene olio essenziale, cumarina, tannino, resine, acido valerianico, sostanze amare e zuccherine. A scopo terapeutico era più stimata in passato che oggi; sono comunque indubbie le sue proprietà toniche, digestive, calmanti. Presenta notevoli virtù antibiotiche ed è utile per calmare dolori muscolari e mestruali, nevralgie e reumatismi. Il succo fresco può irritare le mucose e la pelle mentre l'olio essenziale, assunto in forti dosi, può risultare tossico.

In cucina

Minore rispetto a quello medicinale è il suo impiego come pianta commestibile. Viene comunque usata spesso come aromatica in liquoristica (si utilizza l'estratto della radice) e in pasticceria (i germogli e i piccioli delle foglie raccolti nella tarda primavera sono usati per la preparazione di deliziosi canditi). Come verdura, le foglie tenere possoo essere utili nelle insalate o per aromatizzare le minestre; i germogli una volta lessati, assumono un sapore delicato e profumato.